Il Milan del futuro non può permettersi una rivoluzione

Galliani ha fortemente voluto Leonardo come allenatore del Milan

Per quanto possa pensarne il presidente Berlusconi il lavoro di Leonardo alla prima esperienza da allenatore è da ritenersi assolutamente positivo. Il tecnico brasiliano ha preso un Milan che veniva da2 anni di appannamento con molti giocatori sulla via del declino e che ha perso nella scorsa estate il giocatore di maggiore fama internazionale, Kaka, il capitano di mille battaglie Maldini e un allenatore, Ancelotti, che lo ha portato sul tetto del mondo.
Leo si è fatto carico di grande responsabilità puntanto su un calcio nuovo che esaltasse al meglio le qualità di Ronaldinho e Pato e che ha portato i frutti sperati.La rosa rossonera è però molto risicata con ex-campioni (Pirlo e Gattuso su tutti) ormai quasi logori e che difficilmente riescono a disputare due partite in una settimana a grandi livelli.
Nonostante questo chi si aspetta un Milan re del mercato rischia di rimanere ancora una volta deluso anche se inevitabilmente qualcosa andrà fatto.
Berlusconi ha dichiarato più volte di non avere nessuna intenzione di investire cifre ingenti (sopratutto dopo la spartizione del patrimonio ai figli il Milan pare essere una risorsa poco considerata) e Galliani dovrà ancora una volta adattarsi e cercare giocatori utili alla causa a costi ridotti.
Analizzando reparto per reparto vediamo cosa potrebbe succedere nel Milan del prossimo anno.
Partiamo dal ruolo dell’allenatore che pare essere in discussione visto che Leonardo ha dichiarato ( dopo le continue punzecchiature del Presidente) di non sapere cosa farà nel suo futuro. In realtà il tecnico è molto allettato dalla proposta ricevuta di diventare l’organizzatore dei Mondiali 2014 a Rio de Janeiro e nella sua carriera da giocatore ha già spesso e volentieri dimostrato di esssere sensibile al richiamo del Brasile.
Tra i portieri è quasi certo l’addio di Dida mentre Storari potrebbe rimanere alla Samp. Abbiati avrà il ruolo di primo portiere a meno che si decida di investire sull’opzionato Marchetti ( tenderemmo ad escludere piste estere).
Nella linea difensiva dovrebbero partire Oddo e Kaladze mentre Favalli si ritirerà. In arrivo troviamo quindi Yepes e presumibilmente si cercheranno ancora un centrale ed un terzino. Difficile fare nomi sopratutto sul difensore di fascia che deve essere di prima fascia ma costare ben meno dei 15milioni di Cissokho mentre per il centro Mexes potrebbe tornare di attualità visto il posto chiuso nella Roma da Burdisso (difficile un ritorno di Astori da Cagliari che è tenuto in considerazione come ultima spiaggia).
Il centrocampo è fulcro dei problemi del Milan che si sta muovendo per cercare una degna alternativa a Pirlo. Anche in questo caso le scarse risorse escludono grandi nomi come Hernanes  e si farà qualche operazione di allargamento della rosa cercando di responsabilizzare giocatori come Flamini. Si è fatto anche il nome di Ederson ma il centrocampista brasiliano ha un costo elevato ed inoltre fatica a trovare spazio nel Lione.
Con ogni probabilità il tesoretto (sempre che esista) verrà indirizzato sulla caccia ad un grande bomber viste le difficoltà nelle grandi partite di Borriello. Dzeko è il sogno e si cercherà di portarlo a Milano anche se il costo lievita giornalmente e Chelsea e Manchester hanno sicuramente maggiori possibilità di accaparrarsi l’attaccante Serbo.
L’alternativa è Lukaku, classe 93 dell’Anderlecht, con un costo sui 20Mln però l’operazione non convince per la scarsa esperienza del giocatore belga in campo internazionale. Da scartare (spero) l’ipotesi Cacau come vice Pato, ruolo in cui qualcosa deve essere fatto ma saranno operazioni di basso-medio profilo con una probabile conferma di Mancini nonostante il deludente campionato.
Alla luce di quanto detto appare quindi difficile colmare il gap con le grandi potenze europee e le motivazioni sono da ricercare in uno scarso cambio generazionale che poteva ( e doveva) essere fatto nel momento in cui la squadra dominava in Europa. L’innesto di giocatori giovani e promettenti (a costi limitati) avrebbe permesso di mantenere la società ai vertici per maggiori anni e ai nuovi arrivati di non essere schiacciati dalle enormi attese e responsabilità. I soldi ricevuti lo scorso anno dalla cessione di Kakà andavano probabilmente reinvestiti per colmare alcune evidenti lacune ma così non è stato e la dirigenza ha deciso di ripartire con una politica che rinnovasse il settore giovanile (affidato a Galli) con colpi importanti a rinforzare la primavera come Zigoni e Hottor.



Un Commento a “Il Milan del futuro non può permettersi una rivoluzione”

  1. Marcello Scrive:

    condivido in pieno l’intero discorso.
    è necessario che la società si chiarisca le idee perchè nonostante tutto è possibile ricostruire una squdra che possa tornare ai livelli che competono a questa società.
    il progetto deve però essere a lungo termine perchè ora come ora servirebbe una mezza rivoluzione nella squadra ma i mezzi economici non permettono questa via.
    allora è necessario puntare sui giovani. far crescere quindi i

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