Immensa Olanda: batte il Brasile e ipoteca la finale

Che goia: Robben e Kuyt festeggiano la vittoria contro il Brasile

In questo mondiale sudafricano, colmo di sorprese, è arrivato il colpo di scena più clamoroso: il Brasile, da molti considerata la selezione favorita per la vittoria finale, lascia all’improvviso la competizione, sconfitto da una grande Olanda. Gli orange, nonostante avessero confermato nel girone di essere una squadra solidissima, non godevano certo del favore del pronostico, anche a causa della decennale fama di nazionale tanto bella e spettacolare quanto inconcludente. Ancor di più dopo il primo tempo, si pensava che i verdeoro potessero gestire al meglio la partita in vista della semifinale: i ragazzi di Dunga non avevano mai mostrato un calcio così divertente e convincente, un calcio brasiliano insomma. Gli olandesi hanno affannosamente limitato i danni nella prima frazione, per poi tornare a ruggire nei secondi 45 minuti, domando il talento dei brasiliani, irriconoscibili dopo l’intervallo.

Robinho ringrazia il cielo dopo l'1 a 0

Parte forte il Brasile che tenta di sfruttare l’ottima vena di Robinho: il fenomeno del City prima si vede annullato un gol su invito di Dani Alves, poi si ripete al 10′ minuto, sfruttando uno strepitoso assist di Felipe Melo e la disattenzione dei centrali arancioni, ma stavolta è regolare. La partita si mostra nervosa sin dalle prime battute: Van Bommel e Melo se le promettono e Robinho non è da meno. L’Olanda prova la riscossa con un bel diagonale di Kuyt, parato da Julio Cesar, ma Sneijder pare fuori dal gioco e non in buone condizioni fisiche, mentre Robben perde sempre l’attimo per la conclusione, infrangendosi sul muro eretto da Lucio e Juan. Al 31′ si rivede il vero Brasile: serpentina di Robinho, che supera tre uomini e tocca per Luis Fabiano, colpo di tacco per Kakà che indirizza un pregevole destro a giro all’incrocio dei pali più lontano, ma Stekelenburg compie un miracolo e devia in calcio d’angolo. Nel finale di tempo ancora Brasile con Maicon, ma il suo tiro si spegne sull’esterno della rete.

Pasticcio: Julio Cesar e Melo la combinano grossa

Dopo l’intervallo lo scenario si capovolge: gli orange, incapaci finora di reggere i ritmi forsennati dei verdeoro, arrivano sempre per primi sul pallone e si proiettano con maggiore pericolosità nella metà campo avversaria. All’8′ minuto c’è il pareggio: Sneijder, sulla destra dopo un calcio d’angolo, lascia partire un cross verso la porta, Felipe Melo tocca sulla sciagurata uscita di Julio Cesar e la palla giunge in rete. Il Brasile accusa il colpo. Dunga è costretto a sostituire Bastos, già ammonito e in grandissima sofferenza su Robben, rinvigorito nella ripresa. Kakà insidia ancora Stekelenburg con un piattone al volo che però sfiora il palo e va fuori. Al 23′ Van Persie crossa dalla bandierina, Kuyt spizza e Sneijder insacca di testa da due passi: sorpasso Olanda. I sudamericani perdono la testa, il nervosismo è alle stelle. Felipe Melo non si lascia sfuggire l’occasione di calpestare Robben, dopo averlo steso con un fallo: è rosso diretto. Ennesima espulsione per il centrocampista juventino, criticatissimo in patria. Gli ultimi 20 minuti vedono i brasiliani incapaci di affondare, con Dunga in totale confusione che sostituisce Luis Fabiano, mentre Robben e compagni provano veloci ripartenze per chiudere la partita. Finisce 2 a 1: Olanda in semifinale, Brasile a casa.

PROMOSSI

Sneijder(8): dopo un primo tempo non all’altezza, in cui aveva faticato a proporsi, si dimostra ancora una volta decisivo nella seconda frazione. Un gol e tre quarti sono suoi. Una volta in vantaggio emerge tutta la sua personalità, non sbaglia più un pallone e consegna alla sua Olanda la semifinale.

Robben(7,5): così come il trequartista dell’Inter, si esprima al meglio solo dopo l’intervallo. Diventa imprendibile per Bastos prima, per Gilberto poi, mettendo in difficoltà la difesa brasiliana. Qunado punta l’uomo è seconso solo a Messi. Non timbra il cartellino, ma il suo contributo è fondamentale.

De Jong(7,5): nella partita più importante emerge il mediano che non ti aspetti. Argina l’iniziativa verdeoro con precisione e puntualità, con le buone e con le cattive. Rimedia un inevitabile cartellino giallo che gli farà saltare la semifinale. Peccato

BOCCIATI

Felipe Melo(4): inevitabilente il peggiore in campo. Lo juventino però sino all’espulsione aveva fatto buone cose, tra le quali il bellissimo assist per Robinho per l’1 a 0. Nonostante il suo nome compaia nel tabellino dei marcatori, ma nella colonna sbagliata, l’autogol non è colpa sua: Melo, pronto a colpire, viene spinto dal suo portiere che lo mette fuori tempo lo condanna alla gogna mediatica. La follia finale però non ha giustificazioni. Criticatissimo dai connazionali e dalla stampa, è stato invitato da Ronaldo a non far ritorno in patria. La sua bocciatura è una vera e propria condanna per Dunga.

Julio Cesar(4,5): è forse il miglior portiere del mondo: oggi però non l’ha proprio dimostrato. Il tabellino a fine partita recita: due gol subiti, zero parate e una papera degna dei suoi sfortunati colleghi di questo mondiale. Sull’autorete di Melo le responsabilità sono tutte sue.

Kakà(5): non poteva essere il suo mondiale. Troppi infortuni e troppe difficoltà nel suo primo anno madridista, non gli hanno permesso di prepararsi al meglio. Nel primo tempo concede sprazzi di classe, ma nella ripresa quando si dovrebbe caricare la squadra sulle spalle scompare dalla partita. Non vince più le partite da solo e non ha il carisma necessario per essere il leader della sua nazionale.

Tra i bocciati, menzione speciale per Dunga: le scelte per cui era stato tanto avversato dalla critica brasiliana si sono rivelate fallimentari: Felipe Melo in primis, ma anche le esclusioni di Ronaldinho e Pato che avrebbero dato sicuramente un apporto maggiore di classe e “brasilianità”. Il suo atteggiamento alla Mourinho, contro tutto e tutti, non ha portato agli straordinari risultati del tecnico portoghese: personalità non vuol dire andare contro l’opinione pubblica, ma riuscire a trasformare le proprie scelte, impopolari e non, in oro.



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