Squadra che vince non si cambia: Moratti sceglie il Fair Play finanziario ma il Milan fa paura

"Philippinho": E' Coutinho l'unico volto nuovo della stagione nerazzurra

Se non altro Moratti è riuscito a ribaltare il consueto ritornello estivo secondo il quale l’Inter spadroneggia nel mercato estivo per poi spegnersi quando si passa al campo, al calcio vero. Un tempo si comprava per vincere ora si vince per non comprare; questo passaggio non è assolutamente negativo se si considerano tutti i successi degli ultimi anni e le brutte stagioni dei primi anni di presidenza Moratti. Ma si sa la fame vien mangiando e i tifosi hanno ancora fame. La campagna acquisti di quest’anno è stata negativa anzi nulla, non ci si può nascondere. La partenza di Balotelli era inevitabile dopo gli avvenimenti in diretta mondiale dell’anno scorso ed era un cosa certa dal momento della scelta di Raiola come procuratore. E’ stato venduto a poco per il suo valore ma, tutto sommato, fuori dall’Italia, e quindi dal pericolo Milan, e di poco sotto al giocatore più pagato del mercato, Villa passato al Barcellona. Il vero problema è che la squadra è rimasta quella dell’anno scorso ma senza l’elemento più importante, il vero trascinatore, il collante, l’uomo in più nei momenti importanti della stagione, colui che è riuscito a far giocare quasi terzino Eto’o, ovvero Mourinho, l’artefice principale dei trionfi. Anche la sua partenza era inevitabile ed è stato rimpiazzato da un allenatore capace ed esperto; l’errore è stato semmai non dare un segno, un nuovo stimolo alla squadra già orfana del proprio punto di forza fuori dal campo. Difficilmente Benitez riuscirà a modificare la squadra dell’anno scorso con gli stessi giocatori, per giunta sazi e con meno voglia di sacrificarsi, come lo stesso Eto’o ha già fatto sapere. All’inter non serviva una rivoluzione, serviva un segno di cambiamento anche in campo che potesse dare nuovi stimoli e permettere al nuovo allenatore di porre la propria firma sulla squadra. La mancanza di un regista arretrato è un fatto cronico ormai, che lo stesso Mascherano non poteva di certo risolvere; le richieste del Liverpool erano decisamente troppo elevate per un buon giocatore ma pur sempre un mediano distruttore di gioco più che creatore. Anche avere solo  tre punte vere giocando spesso con un modulo a tre davanti è un rischio, soprattutto se Milito torna su livelli umani come sembra in questo inizio di stagione. Branca ha sempre ripetuto che davanti l’Inter è coperta grazie dai due acquisti di Biabiany e Coutinho, due giovani di buone prospettive certo, ma forse non ancora pronti alla squadra campione d’Europa. E’ stato comunque un bene non aver fatto qualche acquisto affrettato l’ultimo giorno di mercato giusto per rispondere ai cugini milanisti; giocatori come Inler o Sculli non avrebbero risolto alcun problema; meglio aspettare e tenersi stretto il tesoretto di cinquanta milioni o più, ricavato dalle vittorie dell’anno scorso, per poi investirlo più oculatamente a Gennaio o con un grandissimo colpo, alla Fabregas per intenderci, l’estate prossima. Certo è che l’inter è stata l’unica a parlare di “fair play finanziario” in Italia visti gli ultimi grandi e costosi (contando anche gli ingaggi) colpi del Milan, la fantasiosa campagna acquisti della Juve, fatta di mezzi giocatori stra-pagati e il buon lavoro fatto dalla Roma sempre afflitta da croniche problematiche societarie. Il mercato post-mondiale è sempre difficile perché inizia tardi e le valutazioni dei top player e delle nuove scoperte sono troppo influenzate da tale competizione. Il mercato europeo ha dimostrato ciò; la maggior parte delle squadre importanti hanno fatto un mercato più vicino a quello interista piuttosto che milanista. Solo il Barcellona ha acquistato giocatori importanti, i già citati Villa e Mascherano, mentre le inglesi (eccezion fatta per il Manchester City) e il Bayern sono state piuttosto ferme così come lo stesso Madrid non ha certo rivoluzionato la squadra dopo la campagna acquisti faraonica dell’anno scorso. Il gap però in Italia tra l’Inter e le inseguitrici, Milan in primis, si è ridotto fin troppo, è evidente. Così come è evidente che nessun tifoso interista voglia più passare un’estate così ai margini, perché dopotutto sente il periodo ombrellone e gazzetta un po’ suo. Il regista dell’Inter più vittoriosa di sempre può certo cedere il palcoscenico e la cinepresa ad altri per un’estate e tenersi il portafogli ben stretto in tasca, non lo si può biasimare dopo tutto quello che ha fatto e speso per questi colori. Sperando però che il disegno si capovolga, ovvero che il Milan padrone del mercato quest’anno si dimostri solo lo spauracchio estivo che era l’Inter qualche anno fa, altrimenti sarà dura.



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